
Uffizi: come abbiamo creato l'archivio fotografico digitale della Galleria
All'inizio degli anni 2000 ho fatto parte del gruppo che ha realizzato l'archivio fotografico digitale della Galleria degli Uffizi: le opere principali delle sale e i ritratti del Corridoio Vasariano, fotografati uno per uno con dorsi digitali, luci progettate apposta per le opere d'arte e un controllo del colore rigoroso. Un lavoro durato alcuni anni, che ancora oggi guida il mio modo di fotografare l'arte.
Un museo da trasformare in archivio digitale
In quegli anni la fotografia digitale professionale stava appena entrando nei musei. L'obiettivo era ambizioso: creare un catalogo digitale delle opere degli Uffizi con una qualità tale da permettere la consultazione dei dettagli, la fedeltà dei colori e l'utilizzo delle immagini per studio, conservazione e divulgazione. Il progetto ebbe anche eco sulla stampa: La Nazione il 17 marzo 2002 parlava di «Uffizi virtuali» e di un catalogo digitale in arrivo entro un anno.

Cosa abbiamo fotografato
Abbiamo documentato le opere principali delle sale della Galleria e i ritratti esposti in quegli anni nel Corridoio Vasariano: solo questi ultimi erano circa 900, e ne abbiamo fotografati più della metà, partendo dai più importanti. Ogni opera veniva ripresa sul posto, nelle sale o lungo il corridoio, con un set montato e smontato ogni volta senza mai toccare o spostare inutilmente i quadri.

L'attrezzatura: dorsi digitali e grande formato
Per avere il massimo dettaglio abbiamo lavorato con dorsi digitali su fotocamere a banco ottico 10×12 e su medio formato 6×7. Era attrezzatura all'avanguardia per l'epoca: ogni scatto veniva controllato subito a monitor, confrontato con le tabelle colore e verificato prima di passare all'opera successiva.

Luci progettate per le opere d'arte
La luce è il punto più delicato quando si fotografa un dipinto antico: deve essere uniforme, non deve creare riflessi sulle vernici e soprattutto non deve scaldare l'opera. Per questo abbiamo lavorato con ALF, azienda fiorentina che ha prodotto e modificato le proprie lampade per ottenere una certificazione per l'uso sulle opere d'arte.
Nelle sale più grandi abbiamo usato anche un pallone luminoso, una grande sorgente diffusa con luci particolari: permetteva di avere una luce uniforme su tutta la superficie, eliminare i riflessi e allo stesso tempo restituire la tridimensionalità della materia pittorica e delle cornici.

Il colore: fedeltà prima di tutto
Un archivio digitale vale solo se i colori sono quelli veri. Accanto a ogni opera, quadri e sculture, veniva inserita una tabella colore di riferimento: serve a calibrare lo scatto e a garantire che, anche a distanza di anni e su schermi diversi, l'immagine resti fedele all'originale.


Cosa mi ha lasciato questo lavoro
Il progetto è durato alcuni anni e ha ricevuto anche un riconoscimento dal Sole 24 Ore. Per me è stata una scuola: lavorare accanto a capolavori come l'Annunciazione di Leonardo insegna il rispetto per l'opera, la pazienza e la precisione. Oggi la tecnologia è cambiata, ma il metodo è lo stesso: luce studiata, colore controllato, nessun rischio per l'opera.

Lo stesso metodo, oggi
Questa esperienza è alla base dei servizi che offro oggi a musei, collezionisti, artisti e gallerie: fotografia d'arte e riproduzione di opere, anche sul posto con uno studio mobile, e digitalizzazione e catalogazione di archivi fotografici, da negativi, diapositive e lastre fino ai documenti.
Hai una collezione, un archivio o delle opere da documentare? Scrivimi: ti propongo la soluzione più adatta, con tempi e costi chiari.






